Abbiamo lavorato durante l’anno scolastico 2006/2007 in tre scuole medie.
Innanzitutto la metodologia: abbiamo svolto 4 incontri con ogni classe e per ogni incontro eravamo 2 o 3 operatori, con la presenza di una operatore maschio e una femmina (trattando argomenti così delicati ci è sembrato utile proporre sempre due punti di riferimento: uno maschile e uno femminile).
- Accoglienza: attraverso la presentazione di noi operatori e degli studenti, attraverso giochi di “riscaldamento”, per facilitare il clima in classe e vivere l’apprendimento in modo sereno e piacevole.
Non è un atteggiamento scontato: accogliere vuol dire far spazio in noi per percepire l’altro nelle sue risorse, fatiche, desideri e bisogni. Sceglievamo di fare giochi di conoscenza (il gioco facilita il clima più disteso e la conoscenza reciproca, per noi importanti per poter lavorare e interagire su temi delicati come sono quelli che abbiamo affrontato, ossia sostanze e sessualità). Ad es. un gioco di conoscenza che proponevamo era il gioco del cappello: in un cappello c’erano diverse domande (qual è il tuo piatto preferito? Qual è il tuo passatempo preferito? Il tuo personaggio preferito e la cosa che ti piace meno… ma anche un tuo pregio e un tuo difetto…) e a turno ognuno doveva rispondere.
- Flessibilità: i nostri interventi mutavano da classe a classe, in quanto abbiamo cercato di adattarli alla classe che ci trovavamo di fronte e abbiamo valutato di volta in volta se e come le attività che sceglievamo di svolgere funzionavano o meno, in base all’osservazione delle dinamiche del gruppo classe. Inoltre, avendo lavorato sia con classi terze sia con classi seconde, quindi con ragazzi di età differenti, abbiamo cercato di svolgere attività adatte all’età dei gruppi classe, ad esempio nelle classi seconde abbiamo parlato meno di sessualità e più di emozioni, abbiamo fatto più giochi.
- Osservazione: oltre a dedicare un intero incontro all’osservazione del gruppo classe, c’era sempre un operatore tra noi che in ogni incontro aveva il compito di osservare cosa stava succedendo. Questo perché osservare per noi vuol dire osservare le relazioni, le emozioni dei ragazzi. Questo ci permette di essere flessibili negli incontri, in base all’osservazione decidevamo se per quel gruppo classe in quel momento era meglio proporre o meno certe attività, in base al clima emotivo della classe, oltre che ai loro desideri e necessità. Infatti dopo ogni singolo incontro noi operatori ci incontravamo per scambiarci opinioni ma anche per compilare una scheda di osservazione.
- Abbiamo utilizzato attività individuali, a piccolo gruppo e con la classe tutta insieme, con lo scopo di farli riflettere da soli, farli lavorare e riflettere insieme in piccolo gruppo per dar la possibilità di esprimersi anche ai più timidi e remissivi e poi lavori con tutta la classe, per allenare al confronto con più persone, all’ascolto delle opinioni altrui e al rispetto di esse. Nei piccoli gruppi c’era spesso presente uno di noi o comunque eravamo presenti nei gruppi girando in mezzo a loro per essere presenti per ogni eventualità e richiesta di aiuto.
- Patto formativo: altra costante del nostro lavoro era lo stipulare un “patto formativo”. Venivano stabilite delle regole condivise scritte su un cartellone che venivano ricordate ad ogni incontro con la possibilità per i ragazzi e per noi di cambiarle in ogni momento si credeva fosse opportuno. Era un modo per comunicare che eravamo disponibili ma che comunque in una relazione le regole sono importanti, è importante che siano chiare ed è importante rispettarle come forma di rispetto per il gruppo con cui l’abbiamo deciso INSIEME, di cui facciamo parte in quel momento.
- Setting: non utilizzavamo la classe comunemente intesa, con i banchi in fila e noi operatori di fronte, ma utilizzavamo o altri luoghi, come l’aula magna o la sala video, o ameno facevamo spostare i banchi, noi non stavamo sol odi fronte a loro ma eravamo in mezzo a loro. Questa modifica del setting permette nuove dinamiche relazionali, nuove in un contesto solitamente così rigido e predefinito. Quindi facilitare una maggior circolarità delle emozioni e della comunicazione, grazie alla possibilità di guardarsi tutti in faccia.
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- Cassetta dei desideri: una scatola in cui potevano scrivere qualsiasi messaggio per noi, sia rispetto al percorso sia domande che non osavano fare in classe, per poter soddisfare le curiosità dei ragazzi rispetto ad argomenti quali la sessualità e le sostanze, che pubblicamente o agli adulti non osano fare.
- Diario di bordo: il diario di bordo è un quadernetto che abbiamo consegnato ad ogni primo incontro. Dentro ci sono giochi sul rischio, sulle emozioni, informazioni rispetto ai temi del progetto che non riuscivamo a trasmettere in classe (ad esempio gli indirizzi di Centri d’ascolto o consultori). Era da conservare, scrivere, compilare, usare per fare domande a noi o ad altri, condividere con i compagni la compilazione….un gioco ma anche un modo per dare informazioni e per stimolare la curiosità. Interessante è stato che a volte qualche studente ne ha parlato a casa con i genitori, per confrontarsi con loro. Mentre qualcuno, com’ è comune a quell’età, l’ha tenuto nascosto proprio per i temi intimi che in certe parti trattava (ad esempio relativi all’omosessualità, ai rapporti affettivi…).
Il primo incontro con la classe era dedicato alla conoscenza reciproca e alla nostra osservazione della classe, rispetto alle dinamiche di gruppo, al numero di maschi e femmine, a come interagivano tra loro maschi e femmine tra loro e se qualche ragazzo era particolarmente escluso e isolato, chi erano i leader della classe. Veniva innanzitutto presentato il percorso, evidenziando il nome del progetto, Mind the Gap (occhio al limite), per fare un’iniziale discussione su cosa fosse per loro il limite (cos’hanno detto i ragazzi: limite di velocità, ostacolo che non puoi superare, sfida con altri o con te stesso perché vuoi superarlo).
Abbiamo svolto attività di osservazione e conoscenza attraverso giochi.
Gioco del Sì e del No: a coppie un membro della coppia doveva sostenere la posizione del sì, senza nessun argomento specifico di discussione, e l’altra doveva sostenere la posizione del no, semplicemente ripetendosi a vicenda queste due parole. Poi i ragazzi lo facevano anche tra gruppi: un gruppo doveva convincere l’altro sostenendo il proprio sì o il proprio no. Con questo gioco potevano sperimentare la difficoltà di tenere una posizione, soprattutto potendo dire solo quella parola e usando il comportamento non verbale, e sperimentavano la differenza tra il sostenere una posizione da soli e il sostenere la stessa posizione in gruppo, quindi l’importanza dell’influenza del gruppo, su cui dopo il gioco si discuteva. All’inizio i ragazzi erano davvero straniti dall’attività rumorosa che proponevamo, le prime coppie infatti giocavano a bassa voce, poi i ragazzi si lasciavano andare al gioco e il rumore aumentava, ma questo gli permetteva di “sciogliersi” ed entrare nel gioco davvero e creava anche un clima più disteso.
Tra i giochi di esplorazione sul concetto di rischio, proponevamo la “storia di Ivan”, un preadolescente che durante le scuole medie non è più il ragazzo diligente di prima ma inizia a fumare di nascosto, ad avere una fidanzata e a fare richieste di maggiore indipendenza ai genitori, esclusi dai motivi dei suoi misteri e cambiamenti. Ai ragazzi veniva chiesto di rispondere a delle domande e di inventare un possibile finale o continuazione della storia. Ciò che emergeva è che spesso venivano inventati finali tragici, con Ivan che diventava un tossicodipendente o particolarmente problematico, cosa che ci ha stupiti e ci ha evidenziato come spesso questi cambiamenti siano visti come pericolosi per la crescita e non facenti parte dello sviluppo, anche perché probabilmente i ragazzi ne sono spaventati.
Altra attività di esplorazione era la compilazione di un questionario con varie situazioni rischiose o non rischiose per le quali loro dovevano scrivere quanto per loro erano situazioni effettivamente pericolose.
I due incontri centrali erano dedicati alle sostanze psicoattive e all’affettività e sessualità, con l’approfondimento sui temi attraverso attività di gioco legate alla promozione delle life skills, cioè della abilità utili per lo sviluppo. Il nostro scopo non era quindi informativo, anche se le informazioni hanno avuto il loro spazio, ma più che altro di far riflettere su alcune capacità attraverso le attività proposte. Con ogni classe abbiamo prima svolto l’incontro sulle sostanze psicoattive, all’inizio in realtà avevamo deciso che non avremmo avuto un ordine fisso rispetto ai due incontri, poi però abbiamo sempre valutato come cosa migliore presentare prima un argomento meno intimo.
L’incontro sulla sessualità ed affettività era svolto successivamente, per avere una maggiore relazione con i ragazzi e dar loro la possibilità di avere maggiore libertà di esprimersi ed esporsi su un tema così delicato ed intimo.
Gli obiettivi dell’incontro dedicato ai comportamenti a rischio legato alle sostanze erano: rinforzare le capacità positive dei ragazzi ( presa di decisioni, autoconsapevolezza, senso critico e gestione delle emozioni…), perché questi si trovino più forti e consapevoli qualora si trovassero in situazioni che possono esporli a dei rischi; dove per rischio si intenda ciò che può diventare dannoso per la propria salute se non gestito con responsabilità (quindi dal correre forte in motorino senza casco, al consumo in modo improprio di sostanze come tabacco, alcool o altre sostanze psicoattive). Rivedevamo coi ragazzi il questionario consegnato la volta precedente e cercavamo di stimolare la discussione sulle sostanze, chiedendo cosa ne sapevano loro. Ovviamente cercavamo di colmare qualche dubbio con qualche spiegazione teorica, soffermandoci in particolare sull’uso di alcol e sigarette, le sostanze più sottovalutate dai ragazzi.
In alcune classi è stato proposto un brainstorming, cioè una tempesta di idee, con le parole piacere, divertimento e trasgressione. Ognuno poteva dire ciò che gli veniva in mente sentendo quei termini e noi riportavamo su dei cartelloni. In seguito chiedevamo ai ragazzi quali dei comportamenti scritti in relazione a quelle tre parole potevano essere dei rischi o potevano diventarlo.
Un’altra attività riguardava il saper prendere decisioni e l’influenza del gruppo: i ragazzi divisi in gruppi dovevano scegliere quali oggetti portare a una festa, poi scegliere tra quelli scritti solo 10 e poi unirsi tutti insieme altri e sceglierne solo 5. obiettivo era quello di rendere consapevoli di come avevano preso le decisioni, presentare anche altre strategie per farlo, sulla leadership, sulle persone escluse, soffermandosi sui vissuti emotivi esperiti durante il gioco.
Incontro sulla sessualità e affettività aveva l’obiettivo di favorire il riconoscimento dei propri sentimenti: saperli ascoltare, usarli bene e gestirli nei rapporti con gli altri, come base sicura base di partenza per il rispetto del diritto ad essere tutelati anche sul piano sessuale (saper dire di no e saper prendere decisioni rispetto a sé, essere consapevoli del proprio corpo e dei suoi bisogni e sapersi “voler bene”).
Attività
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- Chi conosce più emozioni? Dividendo la classe in gruppi, ciascun gruppo di riportare su un foglio quanti più sentimenti riconosce.
- La scultura di un’emozione.
- Riconoscere le emozioni: i ragazzi dovevano mimare con il corpo e senza parlare quale emozioni vivrebbero in una situazione presa a caso di un gruppo di situazioni scritte da noi (ad es: “quando mi sono innamorato”, “quando ho preso un bel voto”, quando mi hanno preso in giro”…).
-Storie di vita: Anna e Lorenzo. La storia di vita permette di avvicinarsi ai propri vissuti senza parlarne direttamente. Altro obiettivo era quello di far riflettere sulle differenze di genere Dividendo la classe tra maschi e femmine, ogni operatore si metteva con il gruppo del suo stesso sesso. Veniva presentata una storia si un ragazzo e una ragazza, con età indefinita, Anna e Lorenzo, due ragazzi fidanzati con i dubbi sul proprio fisico, sui giudizi dei coetanei, sull’influenza della famiglia e il rapporto con essa, a metà tra autonomia e dipendenza, e con le prime fantasie sul fare l’amore con l’altro. Si leggeva prima la storia di Anna con le ragazze e di Lorenzo con i ragazzi. Ad ogni storia seguivano delle domande a cui rispondere, sia sulla storia sia sulle proprie opinioni. Era curioso che per le ragazze Anna era una ragazza adolescente, di almeno 15 anni, perché alla loro età la sessualità è ancora un tabù ed è una cosa lontana. La presenza di un operatore dello stesso sesso lasciava libertà alle domande più disparate, dall’affettività sui primi baci, sui rapporti con l’altro sesso o con le amiche alla sessualità, alle visite ginecologiche. I ragazzi da questo punto di vista erano generalmente più distaccati, spesso accadeva che le ragazze volevano soffermarsi a discutere a lungo mentre i ragazzi si distraevano giocando o facendo altro, come per evitare l’argomento.
L’ultimo incontro era dedicato a recuperare innanzitutto le domande della cassetta dei desideri, per poter rispondere puntualmente alle domande dei ragazzi (ovviamente in forma anonima). L’obiettivo dell’inmcontro era riprendere alcuni argomenti del percorso, ad esempio guardando un film.
Abbiamo proposto “Come te nessuno mai” di Silvio Muccino, un film centrato sulla voglia di ribellione degli adolescenti, sui primi amori, i primi baci e i primi rapporti sessuali e i rapporti difficili con i genitori. Al film seguiva una discussione sui temi principali, cioè il rapporto con i genitori, i vissuti emotivi, l’amicizia, i primi baci, le prime storie d’amore.
Con altre classi abbiamo lavorato maggiormente sull’adulto di riferimento, su come si vorrebbe che fosse un adulto di riferimento.
Altro obiettivo era quello di lavorare sulla comunicazione e sul saper fare una scelta: si leggevano delle affermazioni (una classe di soli maschi sarebbe terribile, la donna deve stare a casa a lavare e pulire e non deve lavorare…) e i ragazzi dovevano esprimere un loro accordo o disaccordo spostandosi fisicamente da un lato all’altro della classe. Alla fine sceglievamo l’affermazione su cui i ragazzi si erano polarizzati maggiormente e mettevamo insieme un ragazzo che aveva sostenuto un’opinione e uno che aveva sostenuto l’altra, per poterne discutere. Alla fine ognuno doveva esprimere la posizione dell’altra persona, un’attività sull’ascolto, sulla comunicazione.
Incontro riservato alla rielaborazione con i ragazzi, alle riflessioni sul “viaggio” fatto insieme (ciò che è andato bene, cosa ha creato più difficoltà, quali stimoli ha generato in loro…) lasciando spazio anche per un’eventuale approfondimento sui temi per loro più “importanti”. Con alcuni abbiamo anche scattato delle foto di gruppo, che con piacere abbiamo ritrovato appese in qualche classe anche a distanza di tempo.

