Mind the Gap ha partecipato al recente Convegno “Il Giardino Segreto. La Salute Psicologia in adolescenza”, del 15 e 16 giugno 2009, organizzato, tra gli altri, dall’ASL TO3 e dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte, cui rimandiamo, per maggiori dettagli, al sito http://www.giardinosegreto-aslto3.it/index.php .
Potete cliccare qui per vedere il volantino.
Di seguito pubblichiamo le slide e l’intervento presentato al tavolo tematico “L’adolescente e la comunità sociale”
slide convegno 15 e 16 giugno 2009
Il progetto Mind the Gap è un intervento di prevenzione dei comportamenti a rischio, legati al consumo di sostanze psicoattive e ai comportamenti sessuali, nelle scuole mede inferiori, ideato dal Dipartimento Patologie da Dipendenza 1 dell’A.S.L. TO2 in collaborazione con la Cooperativa Sociale Stranaidea. Le attività vengono svolte nelle scuole del territorio delle Circoscrizioni IV e V. Il progetto Mind the Gap nasce dall’esigenza del territorio delle Circoscrizioni IV e V di attivare progetti di prevenzione, alla luce dei bisogni del territorio. Nell’anno 2006 la popolazione della Circoscrizione IV e V è aumentata rispetto agli anni precedenti. Un dato importante è l’aumento del disagio sociale. Fattore problematico, fra i più significativi, è la difficoltà crescente delle famiglie con minori a prendersi cura dei propri figli e a sostenere ruoli genitoriali. Fra la popolazione minorile un dati che emergono significativi sono la presenza di dispersione scolastica, di abbassamento dell’età di avvicinamento al consumo di sostanze psicoattive e la mancanza di consapevolezza rispetto ai rischi conseguenti a questi comportamenti. Dalle nostre osservazioni degli ultimi anni è emerso, inoltre, la presenza di un disagio rappresentato, non tanto da situazione conclamate e individuabili, quanto da condizioni invisibili legate a problemi di “isolamento” relazionale, soprattutto dei giovani. Cresce la confusione e appare alta la conflittualità famigliare intergenerazionale. La scuola è chiamata a farsi carico di questa complessità in quanto luogo di interazione fra i diversi attori educativi ed in quanto mondo vitale per i preadolescenti. Diventa lo spazio ideale di sperimentazione di nuove sintesi e di nuove pratiche di educazione alla salute che coinvolgano operatori socio-sanitari, insegnanti, genitori e studenti. Occupandosi di comportamenti a rischio legati al consumo di sostanze e alle condotte sessuali, per prevenire i danni che da queste potrebbero derivare, si è scelto di collocarsi nel loro periodo di esordio, che coincide con una fascia di età cruciale per la formazione dell’identità personale, la preadolescenza. Infine, facendo riferimento ad una prospettiva fenomenologica che pone l’attenzione sui processi di costruzione dell’esperienza, quale chiave di lettura dei bisogni pre-adolescenziali, si nota che ci sono bisogni che sono differenti dalle generazioni precedenti e fortemente connessi alle mode, consumi, valori del loro tempo storico e della loro età evolutiva, quali la pregnanza del gruppo dei pari nei processi decisionali, la simbolizzazione del corpo, la riscoperta di nuove pratiche “iniziatiche” (tatuaggi, piercing), la relazione essenzialmente non conflittuale con i genitori. Consideriamo quindi la preadolescenza come periodo del ciclo vitale in cui avvengono processi di trasformazione che investono la dimensione mentale e corporea, le relazioni con gli altri e col mondo ed è di per sé stessa fattore di rischio. Crediamo che la crisi adolescenziale vada attraversata e non elusa: le patologie nascono dall’evitamento della crisi e dal tentativo di evitare l’incertezza del transito.
Il primo contatto dei giovani con l’alcool è stimato intorno agli 11/14 anni: si inizia col vino, poi birra, smart drink e superalcoolici [Ricerca Università di Milano 2002], mentre a 14 anni il 20% degli studenti si è ubriacato almeno una volta [Eurispes 2003]. Relativamente ai tempi di esordio del fumo di tabacco, il 26,6% dei giovani fumatori dichiara di aver iniziato a fumare prima dei 15 anni ed il 58,2% fra i 15 ed i 17 anni. Il primo contatto con le droghe illegali inizia intorno ai 14 anni e mezzo [Ricerca Università di Milano 2002]. Gli adolescenti fra 15-16 anni che hanno consumato almeno una volta cannabis sono il 27%, mentre il 4% ha consumato almeno una volta cocaina, dato che indica un suo “sdoganamento” come sostanza piacevole e innocua, già in tale fascia di età, a differenza dell’eroina, che resta poco diffusa e vissuta come droga pericolosa.
L’idea guida del Progetto Mind the Gap è che la prevenzione del rischio possa passare, oltre che da un’adeguata informazione (compatibile al contesto di riferimento), anche attraverso la promozione della salute e lo sviluppo delle risorse individuali, attrezzando i ragazzi ad affrontare le situazioni critiche della vita, anche quelle connesse al consumo di sostanze e ai comportamenti sessuali. La salute è vista come una risorsa per la vita quotidiana, non come un obiettivo di vita. Si vuole contribuire alla promozione della salute, cioè al processo che mette le persone in condizione di aumentare la consapevolezza sulla propria salute e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale un individuo deve essere in grado di identificare e realizzare aspirazioni, soddisfare bisogni, e modificare o convivere con il proprio ambiente. Un ruolo educativo più incisivo e deciso della scuola, della famiglia e della società potrebbe orientare percorsi formativi e cambiamenti necessari per la salute psicofisica: in primo piano la conquista di abilità cognitive, relazionali, capacità critiche e decisionali, gestione delle emozioni,dei conflitti e dello stress (definite dall’Organizzazione mondiale della Sanità “life skills“, (ovvero competenze di vita) da parte dei giovani, per sentirsi efficaci, sviluppando potenzialità e risorse, senza additivi e integratori, senza condizionamenti di mode e miti, propinati con sapiente regia.
Malessere e disagi non sono necessariamente negativi e contrari allo sviluppo; anche per tentativi ed errori, le crisi e i rischi servono spesso alla presa di coscienza, crescita e maturazione. È compito della società educante elaborare progetti di prevenzione e nuove strategie perché i giovani possano raggiungere gli stessi scopi di affermazione e di autoefficacia in modo salutare. Sperimentare e sperimentarsi è fondamentale per la costruzione di un proprio percorso,. Com’è possibile proteggerli dall’attraversamento dei confini di rischio? Come si possono aiutare perché siano attrezzati perché questo andare “oltre confine” inevitabile sia almeno gestibile? Ne discende un lavoro di ricostruzione dei confini e delle percezioni del rischio, per poterle integrare con informazioni corrette e puntuali su possibili danni a breve termine, ma anche un lavoro di disvelamento del potenziale di attrazione dei comportamenti a rischio, affinché i ragazzi possano riconoscerne la seduttività e farvi fronte nella propria quotidianità. Bisogna ESSERE nella prevenzione: costruire pazientemente, gradualmente, costantemente le life skills, costruire e valorizzare la disponibilità all’ascolto, l’autorevolezza, il contenimento, l’accoglienza e il tempo da dedicare. Essere nella prevenzione rappresenta l’imprescindibilità di costruire validi e profondi rapporti con i giovani, affinché questi possano acquisire autonomia, autostima, competenze relazionali, veri antidoti del disagio.
Consideriamo i preadolescenti come soggetti ATTIVI, in grado di autorganizzarsi, autoregolarsi e riflettere su se stessi. L’azione dell’adolescente non è priva di senso e non è il risultato delle semplici pressioni ambientali, ma è autoregolata, ha degli obiettivi, serve per raggiungere determinati scopi, per esprimere valori e convinzioni, per risolvere problemi, per costruire la propria identità.
In adolescenza ci sono particolari compiti di sviluppo a cui adempiere:
- in relazione all’esperienza della maturazione sessuale e della pubertà (sviluppo sessuale e cognitivo, che cambiano in base al contesto, nello spazio e nel tempo);
- in rapporto all’allargamento degli interessi personali e sociali con l’acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo;
- Elaborazione di un’identità definita e distinta in grado di porsi nei confronti del mondo in modo autonomo, coerente e responsabile;
- Conquistare autonomia e responsabilità di adulto.
È sulla base dei compiti di sviluppo che l’adolescente compie azioni autoregolata che hanno l’obiettivo di raggiungere scopi significativi a livello individuale.
I compiti di sviluppo riguardano: l’identità, le strategie di coping (le strategie utilizzate per far fronte alle situazioni), la relazione tra pari e la relazione con gli adulti.
COMPORTAMENTI A RISCHIO: sono comportamenti da comprendere nella relazione tra l’adolescente ed il suo contesto. Sono comportamenti che compaiono in questa età e che possono, in modo diretto o indiretto, mettere a repentaglio il benessere psicologico e sociale, come la salute fisica immediata. Non si devono interpretare in termini di psicopatologia né come devianza, ma adempiono ad importanti funzioni e possono essere un aspetto essenziale dello sviluppo psicosociale. Non sono ripetizione di modelli ambientali offerti dai pari.
Sono modalità dotate di senso, usate da numerosi adolescenti, in uno specifico momento della loro vita e in un particolare contesto, per raggiungere scopi personalmente e socialmente significativi. Sono azioni che servono a raggiungere obiettivi di crescita personalmente e socialmente dotati di senso nel momento della transizione adolescenziale, in particolare lo sviluppo dell’identità e la partecipazione sociale.
FATTORI DI PROTEZIONE: sono l’insieme delle variabili e caratteristiche della persona e del suo contesto in grado di limitare il coinvolgimento degli adolescenti nel rischio. Possono agire attraverso la promozione sia di abilità personali utili per il superamento dei diversi computi di sviluppo e per la promozione di un maggior benessere, sia attraverso la riduzione, bilanciamento, neutralizzazione o compensazione dei fattori di rischio. Fattori di rischio e protezione interagiscono dinamicamente. Non sono qualità statiche degli individui, ma RISORSE a cui gli individui possono ricorrere nei momenti di necessità. Fattori di rischio e protezione interagiscono nel tempo influenzando i percorsi di sviluppo. Un fattore di protezione può non essere tale a tutte le età o per tutti gli adolescenti.
I fattori di protezione, a grandi linee, sono: famiglia, scuola e comunità.
PREVENZIONE è lavorare per far sì che gli adolescenti ottengano gli stessi obiettivi positivi che ottengono con i comportamenti a rischio, con azioni meno lesive del loro benessere e meno pericolose per il loro futuro percorso evolutivo.
Informare: non si può solo informare, ma favorire l’acquisizione di abilità personali. Il progetto si è orientato verso un modello di educazione alla salute volto non solo a fornire un’adeguata informazione, ma piuttosto a fornire sostegno alle motivazioni degli studenti, allo sviluppo delle loro capacità, all’acquisizione di una fiducia in se stessi funzionale ad assumere decisioni rispetto ai propri stili di vita.
Il potenziamento delle life skills è invece efficace sin dalle scuole primarie. In sintesi, i principali fattori di efficacia degli interventi di prevenzione sono: possedere un modello teorico significativo e dati epidemiologici esaurienti; prevedere il potenziamento delle life skills a livello generale e a livello specifico per tipologia di comportamento che si intende prevenire; fornire informazioni corrette sui comportamenti e sulle loro conseguenze, tenendo conto dell´età e delle specificità culturali dei beneficiari e delle funzioni dei comportamenti; coinvolgere attivamente tutti gli attori; utilizzare metodi interattivi; porsi, come obiettivo, di ritardare l´incursione in condotte a rischio, piuttosto che ridurne il coinvolgimento.
L’obiettivo principale è quello di implementare lo sviluppo di life skills, accompagnando all’acquisizione di consapevolezza rispetto ai fattori che influenzano gli atteggiamenti ed i comportamenti, favorendo l’autoefficacia, la capacità di problem solving e il riconoscimento delle emozioni. Gli obiettivi generali sono:
- 1) prevenire i danni alla salute derivanti da comportamenti a rischio agendo sulla fascia di età preadolescenziale, ossia accrescere e sviluppare abilità psicosociali e affettive dei preadolescenti utili alla acquisizione di consapevolezza rispetto ai fattori che influenzano gli atteggiamenti ed i comportamenti; accrescere le conoscenze dei preadolescenti relativamente ai comportamenti a rischio e ai danni alla salute fisica e psichica, in particolare per quanto concerne le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate;
- 2) Offrire opportunità d’informazione e di formazione per accrescere le conoscenze degli adulti di riferimento: offrire al personale docente opportunità d’informazione e di confronto su temi quali: malattie sessualmente trasmissibili, patologie da dipendenza, sostanze psicoattive e rete dei Servizi per la prevenzione; integrare i saperi dei genitori relativamente all’HIV/AIDS, alla sessualità e alle malattie sessualmente trasmissibili, sostanze stupefacenti.
- 3) Facilitare la comunicazione intragenerazionale e intergenerazionale su temi correlati a comportamenti a rischio per la salute dei ragazzi/e: stimolare il confronto fra i genitori degli studenti rispetto a tematiche delicate e spesso tabu quali: il piacere, la trasgressione e la sessualità; favorire la comunicazione fra genitori e figli rispetto ai comportamenti a rischio e alle tematiche sopra evidenziate.
Promuovere salute non è un agire riparativo. Non abbiamo soluzioni precostituite, ma dobbiamo usare un approccio in cui la conoscenza è costruita con gli interlocutori. Non possiamo considerarci esterni, ma interni al campo (altrimenti c’è scissione). Tutto ciò che so non basta, non bisogna scindere conoscenza e azione. Gli esiti finali ed i processi non sono già noti, le azioni sociali nuove nascono da aperture di conoscenze.
Coerentemente con il modello della life skill education, Mind the Gap coinvolge attivamente i beneficiari dei propri interventi, proponendo metodologie interattive di lavoro con i gruppi, lavorando in individuale, in piccoli gruppi e con il gruppo classe, quali giochi relazionali, simulazioni, analisi di casi, lavori individuali di approfondimento, confronti in piccoli gruppi e discussioni plenarie che permettano ai ragazzi/e (e anche ai genitori ed agli insegnanti) di sperimentare e di riflettere sulle proprie abilità sociali, combinando il coinvolgimento dal basso con la trasmissione dall’alto di informazioni e stimoli, lavorando sempre in équipe multiprofessionale per avere sguardi diversi. Mind the gap coinvolge inoltre, non solo i preadolescenti ma anche gli insegnanti referenti di ogni gruppo classe, condividendo contenuti e la conduzione degli incontri con i ragazzi ed i genitori o chi si occupa dei preadolescenti, in quanto adulti con un ruolo educativo fondamentale rispetto alla loro crescita tramite specifici percorsi formativi dedicati loro. Infatti la formazione degli adulti, in particolare di chi è accanto ai ragazzi, e che rappresentano i punti di riferimento fondamentali per lo sviluppo della loro personalità. Adulti che oggi si descrivono come fortemente in crisi e che sembrano voler abdicare al loro ruolo di educatori, perché smarriti a loro volta. In questo senso sono pensati i percorsi per i genitori e per gli insegnanti, come luogo di sosta e di ricerca di senso, come sostegno alle funzioni genitoriali ed educative, attraverso l’offerta di un luogo di confronto e di aiuto al dialogo. Intervento con adulti di riferimento: aiutarli a sviluppare le competenze necessarie ed utili per affrontare in modo positivo e costruttivo il mondo che si trovano davanti.
Percorsi con i genitori o chi si prende cura del preadolescente: luogo di sosta e ricerca di senso, come sostegno alle funzioni genitoriali attraverso l’offerta di un luogo di confronto e di aiuto al dialogo.
Insegnanti: attrezzarli per poter a loro volta utilizzare nel normale percorso di insegnamento la metodologia proposta dal progetto e dare continuità all’intervento. Offriamo loro anche un momento di formazione centrata sui loro vissuti da insegnanti di fronte al mondo adolescenziale, alle frustrazioni del sistema scolastico, alla difficoltà di porsi in relazione con dei genitori che da una parte delegano, dall’altra vogliono decidere loro cosa la scuola deve insegnare o meno ai loro figli, e sulla ricerca di strategie educative utili allo stabilirsi di una relazione finalizzata all’apprendimento non solo cognitivo ma anche delle abilità della vita, psicologiche e sociali. Il progetto si pone quindi come soggetto animatore di un intervento di comunità mirato a costruire sinergie fra i diversi attori educativi in direzione di una più coerente “comunità educante”, nel rispetto dei diversi ruoli, saperi e posizioni e in un’ottica di continuità.
Medesimo smarrimento e ricorso alla delega, si osserva tra gli insegnanti, che denunciano l’impossibilità o l’incapacità di far fronte alla crescente complessità del mondo adolescenziale e del disagio, vero o presunto, che a volte porta con sé.
Il progetto prosegue dal 2006, ed è in costante evoluzione. Con i preadolescenti vengono svolti 7 incontri da 2 ore ciascuno, in classe con due operatori (un maschio ed una femmina) e un’insegnante (sempre la stessa, che rimane come punto di riferimento e come opportunità di continuità del lavoro stesso in classe). Con gli adulti di riferimento vengono svolti 5 incontri, tra i quali 2 con i preadolescenti presenti, con gli insegnanti vengono svolti 4 incontri nel periodo di svolgimento degli incontri. Dal 2006 ad ora sono state coinvolte 4 scuole, 30 classi, circa 480 studenti, circa 120 adulti di riferimento e 30 insegnanti. Per quanto riguarda la formazione svolta agli insegnanti, hanno partecipato 20 di loro. Gli incontri hanno come elemento in comune il lavoro sulle life skills, svolto n maniera attiva, associate al consumo di sostanze, all’affettività e alla sessualità, l’osservazione del gruppo classe e dei singoli per poter rispondere ai loro bisogni e capire come tarare le attività volta per volta, l’utilizzo di strumenti come il brainstorming per sapere prima da loro quali sono le loro conoscenze per informare ma senza anticipare nulla.
Abbiamo sentito l’esigenza di avere un impianto valutativo, per verificare la reale forza del progetto e avere modo di capire come cambiare la traiettoria, in cosa. Innanzitutto abbiamo sempre fatto valutazione qualitative: nostri report, osservazione in classe, confronti tra di noi, supervisione costante da parte di uno psicoterapeuta, confronti con gli insegnanti presenti in classe, consegna di questionari di gradimento e valutazione dei percorsi svolti a tutti i beneficiari del progetto. Con il Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’Università di Torino abbiamo svolto una valutazione quantitativa: il dipartimento valuta l’efficacia degli interventi con una ricerca attraverso questionari standardizzati, relativo all’utilizzo delle life skills nei percorsi di prevenzione. I risultati hanno evidenziato che chi ha svolto il percorso di Mind the Gap:
- ha maggiori capacitò di dire di no, resiste di più alla pressione del gruppo di pari,
- sa esprimere opinioni davanti ad un gruppo (assertività)
- ha maggior senso critico, capacità di riconoscere quando il proprio stato d’animo è influenzato dagli altri.
Per quanto riguarda la sessualità:
- c’è maggiore problematizzazione dell’età come criterio unico per poter decidere quando si è pronti ad avere rapporti sessuali,
- si riconoscono come importanti i criteri di maturazione personale, di rispetto per sé e per l’altro, di scelta dei tempi per sé e per la coppia (in direzione di una responsabilità individuale),
- c’è inoltre una maggiore propensione all’uso di contraccettivi.
Sviluppi: l’èquipe di lavoro, con la collaborazione del Progetto Steadycam di Alba (CN), sta approfondendo i metodi della media education, ossia l’utilizzo dello strumento audiovisivo, sperimentato in nuovi percorsi, riconoscendolo come strumento adatto per incontrare la curiosità e la voglia dei ragazzi di avere degli adulti di riferimento in grado di avvicinarsi a loro con passione e con voglia di coinvolgersi nell’arduo compito di educare, senza demonizzare l’uso delle nuove tecnologie.
Per noi Mind the Gap rappresenta l’efficacia del lavorare con una metodologia che prevede l’osservazione del contesto, l’essere dentro una comunità. Per arrivare all’adolescente si lavora su più sistemi, con l’ottica che lavorare solo sul singolo non è sufficiente.
Per il Progetto Mind The Gap
dott.ssa Elena Perotto
psicologa

