Fare Famiglia Oggi: nuove forme, nuovi significati

Posted by progetto on Gennaio 15th, 2009

volantino

scheda-iscrizione

La Circoscrizone 2 Santa Rita-Mirafiori Nord
è lieta di invitarvi al Ciclo di incontri
“FARE FAMIGLIA OGGI: NUOVE FORME, NUOVI SIGNIFICATI”
 
che si terranno tra gennaio e marzo 2009
presso la Biblioteca Civica Villa Amoretti
Corso Orbassano, 200 - Torino
 

 

 

Questo ciclo di incontri di informazione e sensibilizzazione vuole proporre strumenti per saper leggere proprio questi mutamenti e per capire quali significati le persone danno oggi alle loro esperienze familiari, in modo da poter agire nel sostenere le famiglie, valorizzando i legami di amore, di cura e di solidarietà, così come la capacità di crescere nuove generazioni.

 

Ogni incontro, di due ore, è dedicato ad un tema specifico. Il contributo di un esperto e l’uso di materiali mediatici (film, spot pubblicitari, fotografie) serviranno a illustrare i tanti modi di fare famiglia, ma anche a riflettere e a confrontare le rappresentazioni che ne danno i media con quelle che ci costruiamo nell’esperienza quotidiana.

 

Gli incontri sono rivolti  a tutta la cittadinanza, con l’intenzione inoltre di fornire strumenti di conoscenza a chi opera nell’ambito del sostegno e dei servizi per le Famiglie.

 

 

 

È gradita la prenotazione entro il 16 gennaio 2009 inviando la scheda di iscrizione allegata.

A coloro che frequenteranno almeno 4 incontri sarà rilasciato un attestato di frequenza.

Ingresso libero sino a d esaurimento posti

 

Siete inoltre invitati alla conferenza stampa che si terrà il 15 gennaio 2009 alle ore 11.00 presso la  Biblioteca Civica Villa Amoretti - sala Conferenze – Corso Orbassano 200 – Torino.

 

Il Progetto sarà realizzato da

Dipartimento di Ricerca Sociale dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale

con la consulenza di

Ufficio Progetto Famiglia Circoscrizione 2

Servizio LGBT del Settore Pari Opportunità e Politiche di Genere della Città di Torino

in collaborazione con

Tavolo allargato Progetto Famiglia Circoscrizone 2

Coordinamento Torino Pride

Informa2

Biblioteche Civiche Torinesi

 

 

Calendario degli incontri:

 

Lunedì 19 gennaio 2009 - ore 20.45  Viaggio attraverso le famiglie

Anche le famiglie del passato, viste da vicino, ci rivelano grandi diversità, nelle loro forme come nei ruoli di uomini e donne, genitori e figli: esplorare queste diversità ci aiuta a leggere quelle del presente.

Chiara Bertone, sociologa (Univ. Piemonte Orientale)

Francesca Zaltron, sociologa (Frames)

 

Lunedì 2 febbraio 2009 - ore 20.45  Fare coppia

Di fronte alle profonde trasformazioni che hanno investito l’ambito familiare, anche la vita di coppia non appare essere più quella di un tempo. E’ davvero così? Un viaggio  attraverso i diversi modi di “stare insieme”, sospesi tra l’adesione a ruoli predefiniti e nuove forme di intimità.

Anna Rosa Favretto, sociologa (Univ. Piemonte Orientale)

 

Lunedì 16 febbraio 2009 - ore 20.45 Fare i genitori

Metteremo a confronto saperi, rappresentazioni, norme sulla genitorialità con la varietà delle forme quotidiane dell’essere e fare i genitori. 

Michele Marangi, media educator (Frames)

Francesca Zaltron, sociologa (Frames)

 

Lunedì 2 marzo 2009 - ore 20.45 Reti familiari

A quali legami di cura e solidarietà le persone danno il significato di “fare famiglia”? Esploreremo i diversi significati e confini delle reti familiari ed i modi in cui sono riconosciute e sostenute dalle politiche sociali.

Michele Marangi, media educator (Frames)

Manuela Naldini, sociologa (Univ. Torino)

 

Lunedì 16 marzo  2009 - ore 20.45 Tempi della vita e passaggi di generazione

Indagheremo come, nell’interazione tra diverse generazioni, i legami familiari siano contesti di continua ridefinizione di ciò che significa e comporta essere giovani, adulti e anziani.

Raffaella Ferrero Camoletto, sociologa (Univ. Torino)

Michele Marangi, media educator (Frames)

 

Lunedì 30 marzo 2009 - ore 20.45 Fare famiglia oggi

A partire da immagini e riflessioni portate dai partecipanti, sulla base delle suggestioni degli incontri precedenti, individueremo insieme chiavi di lettura utili per capire i tanti significati del fare famiglia oggi.

Chiara Bertone, sociologa (Univ. Piemonte Orientale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lavorare sulle risorse positive

Posted by admin on Giugno 13th, 2008

Metodologicamente, il progetto, ha scelto di lavorare sul positivo, sulle risorse già presenti, a partire cioè “da quel che c’è e non da ciò che manca”, valorizzando i saperi e le esperienze personali, confermando e rinforzando le competenze emerse, in un’ottica di graduale empowerment. Il miglior modo per prevenire l’attuazione di comportamenti a rischio, è infatti promuovere condizioni di benessere, spostando così l’attenzione dai fattori di rischio a quelli di protezione, sia individuali che sociali.

L’intento del progetto diventa così favorire, nel limite del possibile, un miglior adattamento fra ogni ragazzo e ragazza ed il suo ambiente di vita, in primis il gruppo classe - considerato come insieme complesso di relazioni fra pari e con gli insegnanti, quindi sia come spazio di socialità fra coetanei, sia come contesto finalizzato all’apprendimento - stimolando l’acquisizione di assertività nell’esprimersi e favorendo la capacità di ascolto, nonché il riconoscimento delle figure adulte come punti di riferimento a cui rivolgersi. Ma anche la famiglia, spazio vitale di affetti e di crescita, offrendo occasioni di confronto ai genitori finalizzate a favorire la comprensione dei figli, la motivazione al dialogo con loro ed un rafforzamento del ruolo genitoriale in generale, considerato dalla comunità scientifica un fondamentale fattore preventivo.

Lavorare sul positivo non significa però ignorare la dimensione del limite, peraltro così difficile da accettare in età adolescenziale dominata da ideali di perfezione. Quindi, è parso importante allenare i ragazzi e le ragazze a confrontarsi con i limiti, quelli personali e quelli esterni, riconoscendoli come qualcosa di vincolante ma anche di utile, perché aiutano ad orientarsi e a scegliere vie e modi che appartengono in modo originale e diverso ad ogni persona.

Un percorso con i genitori

Posted by admin on Giugno 8th, 2008

Perchè un percorso con i genitori?

  • figure di riferimento fondamentali per i figli: E’ inoltre intenzione del progetto coinvolgere i principali adulti di riferimento che si relazionano con i ragazzi/e, al fine di rinforzare i processi educativi che si dispiegano nella quotidianità.
  • la pre-adoloscenza momento critico anche per i genitori

obiettivi

  • rinforzare le competenze genitoriali
  • aprire nuovi canali di comunicazione genitore-figlio Il progetto intende inoltre stimolare il dialogo inter-generazionale fra genitori-figli, offrendo loro la possibilità di sperimentarlo in un “contesto protetto” per poi viverlo nella quotidianità della relazione.
  • stimolare curiosità verso i figli in cambiamento

metodologia impiegata

Consapevoli delle difficoltà che incontrano i genitori nel proprio compito, adottiamo un approccio “comprendente” e non giudicante, basato sull’ascolto attivo delle istanze portate dai genitori e sulla valorizzazione delle esperienze, dei pensieri e delle competenze che essi esprimono.

  • confronto tra “pari”
  • valorizzare ciò che già esiste
  • far sperimentare nuove consapevolezze e modi di comunicare sotto la guida di esperti

tematiche affrontate

  • I pre-adolescenti: linee di sviluppo
    Cosa posso fare come genitore
  • Il mio pre-adolescente:
    conosco mio figlio?
    Gioco di famiglia
  • I comportamenti a rischio:
    Quali rischi?
    Come attrezzare i figli per affrontarli?
    Come attrezzarsi come genitori per sostenerli?
  • le abilità di vita: Saper comunicare
    Saper prendere decisioni
    Senso critico
    Gestione delle emozioni
  • il dialogo genitori-figli:
  • lo zaino, comunicazione/scambio sulle abilità più importanti per “il viaggio della vita”

rimandi

  • maggiore consapevolezza del proprio ruolo
  • conferma dei propri saperi e strategie comunicative
  • sostegno emotivo nella fatica di “essere e fare i genitori”
  • stimolo a dialogare maggiormente con i figli (meno “muri”)
  • interesse ad approfondire tematiche legate all’adolescenza[1] [2]

Gli interventi

Posted by admin on Giugno 8th, 2008

Durante gli anni scolastici 2006/07 e 2007/08, Mind the Gap ha realizzato cinque percorsi di prevenzione, coinvolgendo tre scuole medie inferiori del territorio cittadino.
Ogni percorso è “multilivello”, indirizzandosi sia ai singoli gruppi classe - con interventi che combinano la promozione delle life skills con la trasmissione di informazioni corrette ed adeguate all’età dei ragazzi -, sia ai genitori con incontri formativi ad essi dedicati.
Riteniamo la preadolescenza una fascia di età fondamentale anche per le figure genitoriali, che si trovano a fare i conti, spesso in solitudine, con i grandi cambiamenti che manifestano i propri figli, cambiamenti che sono spesso all’origine di incomprensioni, silenzi, blocchi della relazione e di vissuti d’ansia ed inadeguatezza da parte dei genitori stessi.
Pensiamo quindi che lavorare al rinforzo delle competenze dei genitori, permetta loro di affrontare con maggior consapevolezza e serenità le sfide che vengono loro poste dalla crescita dei figli.
Infine, considerata l’importanza della figura degli insegnanti, in quanto preziosi adulti di riferimento non solo per la trasmissione di conoscenze ma anche per la crescita delle competenze sociali degli alunni, Mind the Gap ha ritenuto opportuno rafforzarne la funzione educativa (e di conseguenza quella “preventiva”), attraverso scambi e confronti con l’èquipe multidisciplinare dell’U.O.A. Patologie da Dipendenza e di Stranaidea s.c.s., e due momenti seminariali ad essi dedicati.

I preadolescenti

Posted by admin on Giugno 6th, 2008

I preadolescenti e gli adulti di riferimento

La preadolescenza, o prima adolescenza, si situa temporalmente fra gli 11 e i 14 anni, coprendo indicativamente l’intero arco di frequenza delle scuole medie inferiori. Come ogni fase evolutiva, non è definibile univocamente ma varia per ogni ragazzo/a, chi entrandovi prima e chi dopo. Inoltre, segnando il passaggio fra l’infanzia e l’adolescenza (non si è più bambini e non si è ancora ragazzi), ha uno status ed una definizione sociale piuttosto incerta.

Si tratta di un’età caratterizzata da forti e significative novità che coinvolgono non solo il/la ragazzo/a ma l’intero contesto sociale in cui è inserito/a: dai cambiamenti evolutivi individuali (biologici, cognitivi ed emotivi), alle numerose transizioni di ruolo sociale (ad esempio il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media, la frequentazione di un gruppo di coetanei, l’inizio delle relazioni affettive), alla relazione con i propri genitori che cambia “colore” e registro.

E’ innanzitutto l’età dello “sviluppo fisico” e della pubertà, che vede l’accelerazione della crescita del corpo, il cambio della sua forma (più sinuoso per le femmine e più muscoloso per i maschi), lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (la voce, i peli, la barba) e la maturazione sessuale (identificabile con la prima mestruazione per le femmine e la prima eiaculazione per i maschi), che segna il passaggio ad un corpo pienamente sessuato. Questi numerosi e repentini cambiamenti hanno un notevole impatto sul mondo emotivo e sulla percezione che il/la ragazzo/a ha di sé, e sono all’origine di atteggiamenti di rifiuto o di negazione del proprio “nuovo corpo” e di sentimenti di vergogna e di paura di “essere fatto/a male”. In questa fase, diventa fondamentale la vicinanza di adulti di riferimento che sappiano osservare, riconoscere e restituire loro i cambiamenti che stanno vivendo come qualcosa di naturale/normale e di desiderabile/bello, che li proietta verso il mondo adulto. Accanto alle spiegazioni e alle chiacchiere sul funzionamento del proprio corpo - in particolare per quanto riguarda la sfera sessuale -, i preadolescenti hanno quindi bisogno di essere visti, accettati e benvoluti, in questa nuova veste, dai propri genitori, per poter a loro volta accettare una nuova immagine di sé, in continuità e cambiamento col recente passato di bambini.

Contemporaneamente, si assiste ad un’accelerazione del processo di “individuazione”, che consiste nella costruzione di un Sé separato dai propri genitori, cioè nella costruzione della propria identità personale, specifica e distinta. Durante la preadolescenza, costellata di ribellioni, contrasti e conflitti con i genitori, il/la ragazzo/a vive una profonda crisi di identità in cui viene meno l’identificazione automatica con i genitori, sentendosi più fragile ed insicuro/a (pur dietro atteggiamenti di ostentata sicurezza) e chiedendosi continuamente cosa gli stia capitando. Con il crescere delle proprie competenze cognitive ed emotive, il/la ragazzo/a inizia quindi a formarsi un’opinione personale sulle cose, ad esprimerla sempre più assertivamente ed a contestare quella degli adulti di riferimento, fino a rivendicare su alcuni argomenti una libertà di scelta personale. Sono tipici di questa età il desiderio e le richieste di autonomia, di “fare da sè” rispetto alla gestione dei propri impegni scolastici, della propria camera, dei soldi, della propria partecipazione o meno alle faccende domestiche, dei tempi e delle modalità di uscita con gli amici. Desiderio che va considerato come una spinta positiva a crescere, a sperimentarsi ed a diventare se stesso/a, trattandosi di un fondamentale compito dello sviluppo. Per un adulto di riferimento, accompagnare un preadolescente non significa dunque abdicare al proprio compito normativo e di contenimento (fondamentale per aiutarlo ad orientarsi, a gestire responsabilmente la propria libertà facendo i conti con i limiti personali e del mondo che lo circonda, e ad inserirvisi positivamente), bensì interpretarlo a partire dal rispetto per “l’individuo che si sta formando” davanti ai suoi occhi ed il suo desiderio di libertà, combinando il sostegno e l’accettazione, da una parte, al controllo ed alla richiesta di comportamenti maturi dall’altra. E’ auspicabile un ascolto curioso e divertito nei confronti di “chi sta diventando questo/a ragazzo/a?”, dei suoi nuovi atteggiamenti e comportamenti, dei suoi nuovi dilemmi, delle sue incertezze (prima di tutto su se stesso, essendo “in costruzione”), della sua fragilità ed ipersensibilità verso l’esterno, della sua altalena di emozioni (non ancora riconosciute né “addomesticate”, perlopiù amplificate dallo sviluppo fisico ed ormonale), per poterlo comprendere ed aiutarlo a comprendersi attraverso ciò che gli/le restituiamo di sé. Tali attenzioni favoriscono inoltre l’incontro e la comunicazione con il/la ragazzo/a preadolescente, ponendo le basi per un confronto maggiormente sereno ed una negoziazione delle autonomie su basi realistiche e non puramente rivendicative.

La preadolescenza è dunque l’età in cui il/ ragazzo/a si “affaccia sul mondo” sperimentando nuovi contesti e ruoli sociali “in solitudine”, allontanandosi cioè dalla “base sicura”2 rappresentata dai genitori, cioè da quel luogo di protezione presente fin dai primi anni di vita e che gli ha fornito, da bambino/a, una certa tranquillità di muoversi e di esplorare l’ambiente. In particolare, è nel passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie, che il ragazzo/a si sente maggiormente responsabilizzato rispetto al proprio andamento ed impegno scolastico, maggiormente solo (senza la presenza ideale dei genitori) davanti ai diversi professori, peraltro molto più numerosi ed in un rapporto di maggiore distanza. E’ sempre in questa età che si formano i primi gruppi di amici sulla base di preferenze e rapporti personalizzati, in cui proprio il gruppo di pari diventa un nuovo contesto relazionale in cui sperimentarsi ed un nuovo punto di riferimento a cui rifarsi, accanto e in opposizione a quello famigliare. E’ l’epoca dei primi innamoramenti, ammiccamenti e corteggiamenti, in cui ci si avvicina alle prime relazioni affettive fra desiderio di intimità e paura di perdere i confini con l’altro. Questo “allontanamento” dalla base sicura, o meglio, questo “andare nel mondo”, avviene gradualmente e a scatti, con un’alternanza di rapidi avanzamenti e brusche battute d’arresto: è insita infatti, in questo periodo, un’ambivalenza fra autonomia e dipendenza, fra il bisogno di ritagliarsi spazi propri in cui gli adulti di riferimento non entrino (la propria stanza, le confidenze con gli amici, ecc.) ed il bisogno di vicinanza e di sostegno da parte degli stessi (che scatta sopratutto quando il mondo esterno appare “ostile e complicato”); fra un sentimento di sé sovrastimato ed una bassa stima di sé e delle proprie capacità.

Tutte queste novità, come si è già accennato, comportano cambiamenti nella relazione genitori-figli e la necessità di stabilire nuovi equilibri, che vanno di pari passo con le esigenze di crescita dei figli e con le capacità di risposta dei genitori. Accompagnare un/una preadolescente significa attraversare con lui/lei questa età, con la consapevolezza che “poco resterà come prima”. Qui si collocano le fatiche dei genitori: accettare che proprio/a figlio/a, quello/a che si è generato, stia diventando sempre più se stesso/a e sempre più qualcosa di diverso/altro da sé, con opinioni, comportamenti ed espressioni differenti; accettare che proprio/a figlio/a si stia gradualmente allontanando dal mondo famigliare per prepararsi alla vita adulta e che quindi il ruolo genitoriale si stia ridimensionando (non ha più bisogno di quelle attenzioni e cure di quando era bambino, così gratificanti anche per chi le dona, ma di un sostegno più indiretto; non si ha più un’autorità incontestata, ma un’autorevolezza negoziata di continuo); accettare che proprio/a figlio/a stia “diventando grande” e che abbia quindi bisogno di spazi di privatezza, scegliendo ad esempio di cosa parlare e di cosa non parlare; accettare la continua altalena di vicinanza e lontananza di proprio/a figlio/a, e così via. Fatiche che si accompagnano a sentimenti di rabbia (per questo/a figlio/a che ora “volta faccia” e rifiuta ciò che gli si propone), di sopravvenuta inutilità (per questo figlio/a che ora “vuole fare da sé”), di impotenza (per questo figlio/a che ora fa valere le sue ragioni), quando non di vero e proprio smarrimento (”e adesso cosa faccio che non ha più bisogno di me come prima?”). Vissuti che è fondamentale poter dire e nominare, all’interno della coppia genitoriale e con altri genitori, prima di tutto per dar loro dignità, per poterli riconoscere, per neutralizzarne il potenziale distruttivo, per capire “cosa stia accadendo” nella relazione con il figlio/a e per intravedere, consapevoli dei propri limiti, strategie comunicative che restituiscano un senso, per sé e per il/la figlio/a, alla relazione genitoriale.