Un percorso con i genitori

Posted by admin on Giugno 8th, 2008

Perchè un percorso con i genitori?

  • figure di riferimento fondamentali per i figli: E’ inoltre intenzione del progetto coinvolgere i principali adulti di riferimento che si relazionano con i ragazzi/e, al fine di rinforzare i processi educativi che si dispiegano nella quotidianità.
  • la pre-adoloscenza momento critico anche per i genitori

obiettivi

  • rinforzare le competenze genitoriali
  • aprire nuovi canali di comunicazione genitore-figlio Il progetto intende inoltre stimolare il dialogo inter-generazionale fra genitori-figli, offrendo loro la possibilità di sperimentarlo in un “contesto protetto” per poi viverlo nella quotidianità della relazione.
  • stimolare curiosità verso i figli in cambiamento

metodologia impiegata

Consapevoli delle difficoltà che incontrano i genitori nel proprio compito, adottiamo un approccio “comprendente” e non giudicante, basato sull’ascolto attivo delle istanze portate dai genitori e sulla valorizzazione delle esperienze, dei pensieri e delle competenze che essi esprimono.

  • confronto tra “pari”
  • valorizzare ciò che già esiste
  • far sperimentare nuove consapevolezze e modi di comunicare sotto la guida di esperti

tematiche affrontate

  • I pre-adolescenti: linee di sviluppo
    Cosa posso fare come genitore
  • Il mio pre-adolescente:
    conosco mio figlio?
    Gioco di famiglia
  • I comportamenti a rischio:
    Quali rischi?
    Come attrezzare i figli per affrontarli?
    Come attrezzarsi come genitori per sostenerli?
  • le abilità di vita: Saper comunicare
    Saper prendere decisioni
    Senso critico
    Gestione delle emozioni
  • il dialogo genitori-figli:
  • lo zaino, comunicazione/scambio sulle abilità più importanti per “il viaggio della vita”

rimandi

  • maggiore consapevolezza del proprio ruolo
  • conferma dei propri saperi e strategie comunicative
  • sostegno emotivo nella fatica di “essere e fare i genitori”
  • stimolo a dialogare maggiormente con i figli (meno “muri”)
  • interesse ad approfondire tematiche legate all’adolescenza[1] [2]

Il progetto

Posted by progetto on Giugno 7th, 2008

Educazione alla salute attraverso la promozione delle Life Skills

Il progetto Mind The Gap è un intervento di prevenzione dei comportamenti a rischio, ideato e realizzato dall´ASL TO2 (ex ASL 3) - U.o.A. Patologie da Dipendenza in collaborazione con la Cooperativa Sociale STRANAIDEA.

Le motivazioni che lo animano stanno nel desiderio di integrare il lavoro di cura con le persone compromesse con interventi di prevenzione ad ampio raggio rivolti alle nuove generazioni, per sostenerle nell’affrontare i rischi legati al consumo di sostanze ed alla sessualità.
Occupandosi di consumo di sostanze e di condotte sessuali, Mind The Gap, per prevenire i danni che potrebbero da queste derivare,  ha scelto di collocarsi nel loro periodo di esordio, che coincide con una fascia di età cruciale per la formazione dell´identità personale: la preadolescenza.
Mind The Gap si vuole inserire all’interno della storia dei modelli di prevenzione. Storia complessa e correlata a politiche di intervento che si sono sviluppate, nel tempo e nello spazio, attraverso modalità diverse, frutto talvolta di concezioni antitetiche, come nel caso del consumo di sostanze psicoattive (la tolleranza zero made in USA versus la riduzione del danno in Europa).

Posizioni antitetiche che però hanno un obiettivo comune: agire prima, prevenire appunto, la diffusione dei danni derivanti dal consumo di droghe, “investendo” sui giovani prima che essi diventino consumatori abituali.

L’idea guida del Progetto Mind the Gap è che la prevenzione del rischio possa passare, oltre che da un’adeguata informazione (compatibile al contesto di riferimento), anche attraverso la promozione della salute e lo sviluppo delle risorse individuali, attrezzando i ragazzi ad affrontare le situazioni critiche della vita, anche quelle connesse al consumo di sostanze e ai comportamenti sessuali,

 

Il progetto iniziale

Posted by admin on Giugno 6th, 2008

Presentazione sintetica del Progetto

MIND THE GAP - “occhio alla linea di confine”
Anno scolastico 2006/07

Area problematica

Il progetto si prefigge di aiutare i ragazzi a vivere, con maggiori strumenti, la dimensione esistenziale della pre-adolescenza, fascia di età cruciale per il dispiegarsi dei processi di identificazione e di differenziazione, alla base della formazione della personalità e degli orientamenti di vita. Le ricerche situano l´inizio di questa fase strutturale della vita in età sempre più precoce: i dati del Rapporto Nazionale sulla condizione dell´infanzia, della preadolescenza e dell´adolescenza pubblicato dall´EURISPES indicano, infatti, che il primo contatto con le cosiddette droghe leggere avviene nella fascia d´età che va dai 10 ai 14 anni e che la fonte d´informazione principale rispetto alla sessualità sono gli amici (54% degli alunni delle Scuole Secondarie di 1° grado). Crediamo che la linea di confine fra un comportamento consapevole, che considera il rischio in funzione del raggiungimento di obiettivi di crescita, e un comportamento disfunzionale, che agisce situazioni rischiose fini a se stesse, sia piuttosto labile. Nello specifico, il progetto intende quindi incidere sulla limitata percezione del rischio e delle conseguenze dei propri comportamenti in età pre-adolescenziale (in particolare per quanto concerne la sessualità e l´approccio alle sostanze stupefacenti), fortemente condizionati dai modi di rapportarsi con il proprio corpo e dall´influenza del gruppo dei pari.

Obiettivi

Obiettivo generale: 1. Prevenire i danni alla salute derivanti da comportamenti a rischio agendo sulla fascia di età preadolescenziale

  • 1.1 Accrescere e sviluppare abilità psico-sociali e affettive dei preadolescenti utili alla acquisizione di consapevolezza rispetto ai fattori che influenzano gli atteggiamenti ed i comportamenti.
  • 1.2 Accrescere le conoscenze dei preadolescenti relativamente ai comportamenti a rischio e ai danni alla salute fisica e psichica, in particolare per quanto concerne le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate.

Obiettivo generale: 2. Offrire opportunità d´informazione e di formazione finalizzato ad accrescere le conoscenze degli adulti di riferimento

  • 2.1 Offrire al personale docente opportunità d´informazione e di confronto su temi quali: HIV/AIDS, malattie sessualmente trasmissibili, patologie da dipendenza, sostanze stupefacenti e rete dei Servizi per la prevenzione.
  • 2.2 Integrare i saperi dei genitori relativamente all´HIV/AIDS, alla sessualità e alle malattie sessualmente trasmissibili, sostanze stupefacenti

Obiettivo generale: 3. Facilitare la comunicazione intragenerazionale e intergenerazionale su temi correlati a comportamenti a rischio per la salute dei ragazzi/e

  • 3.1 Stimolare il confronto fra i genitori degli studenti rispetto a tematiche delicate e spesso tabù quali: il piacere, la trasgressione e la sessualità.
  • 3.2 Favorire la comunicazione fra genitori e figli rispetto ai comportamenti a rischio e alle tematiche sopra evidenziate.

Modello teorico di riferimento

Facciamo riferimento ad una prospettiva fenomenologica che pone l´attenzione sui processi di costruzione dell´esperienza, quale chiave di lettura dei bisogni pre-adolescenziali. Bisogni che sono differenti dalle generazioni precedenti e fortemente connessi alle mode, consumi, valori del loro tempo storico e della loro età evolutiva, quali la pregnanza del gruppo dei pari nei processi decisionali, la simbolizzazione del corpo, la riscoperta di nuove pratiche “iniziatiche” (tatuaggi, piercing), la relazione essenzialmente non conflittuale con i genitori. Consideriamo quindi la pre-adolescenza come periodo del ciclo vitale in cui avvengono processi di trasformazione che investono la dimensione mentale e corporea, le relazioni con gli altri e col mondo ed è di per sé stessa fattore di rischio. A partire dalla nostra esperienza di operatori sociali crediamo che la crisi adolescenziale vada attraversata e non elusa: le patologie nascono dall´evitamento della crisi e dal tentativo di evitare l´incertezza del transito.
Ci riferiamo inoltre al nuovo modello di educazione alla salute, elaborato dall´OMS, considerata come un processo educativo orientato non solo a dare informazioni relative all´ambito sanitario, ma piuttosto a fornire sostegno alle motivazioni degli studenti, allo sviluppo delle loro capacità, all´acquisizione di una fiducia in se stessi adeguata ad assumere decisioni rispetto alle scelte di salute. L’insegnamento delle life skills è presente in un’ampia varietà di programmi educativi di dimostrata efficacia: ad esempio nella prevenzione all’uso di sostanze stupefacenti (Botvin et al 1980) per la prevenzione delle gravidanze precoci (Zabin 1986, Schinke 1984) e per la prevenzione dell’HIV/AIDS (Who/GPA 1994).

Approccio metodologico

Partendo da questi presupposti teorici e dalla lettura dei bisogni sociali della popolazione target, il percorso proposto alle classi di Scuola Secondaria di 1° grado, che aderiranno al progetto, adotta un approccio pedagogico che non si basa sulla trasmissione unilaterale di precetti morali, divieti e sanzioni, ma sullo stimolo di percorsi di consapevolezza individuale a partire dalle proprie esperienze e saperi, ampliati attraverso il confronto con altri coetanei e con adulti. L´accento è sui processi di individuazione e responsabilizzazione come presupposti alla base di una scelta consapevole dei propri comportamenti.
Inoltre, il progetto intende stimolare il dialogo inter-generazionale su temi generalmente tabù nel rapporto genitori-figli (quali la sessualità, il piacere, la trasgressione, ecc.), per evitare colpevolizzazioni, rimozioni, distanziamenti emotivi e per rinforzare le azioni delle diverse agenzie educative (Scuola e famiglia). Ravvisiamo infatti la necessità di coinvolgere vari attori sociali per promuovere questo modello di prevenzione (alunni, insegnanti, genitori, operatori dei Servizi) e di facilitare una collaborazione tra il mondo della Scuola e le diverse agenzie/istituzioni del territorio affinché la ricerca di buone pratiche relativamente alla qualità della vita possa diventare una dimensione diffusa.

Azioni proposte

L´intervento nelle Scuole Secondarie di I grado si rivolgerà agli alunni delle classi II e III ed ai rispettivi genitori ed insegnanti. Esso prevede un coinvolgimento diretto dei differenti attori affinché sperimentino (attraverso scambi di informazioni e attività che prevedono collaborazioni concrete, lavori di gruppo, giochi di ruolo, ecc.) situazioni relazionali e ruoli che stimolino una riflessione ed un confronto sulle tematiche proposte. Gli interventi si basano sull´attuazione, di un modulo articolato, che si rivolge al gruppo classe, ai genitori ed ai docenti ed è centrato sulla riflessione individuale, sulla comunicazione (prima intra-gruppo e poi inter-gruppi), con particolare attenzione al ruolo dei genitori per sostenerli nei propri compiti educativi rispetto ai figli in età pre-adolescenziale. Ogni modulo d´intervento è costituito da circa 12 incontri così suddivisi:

  • - 1 incontro con il professore referente dell´educazione alla salute della Scuola:
    presentazione e accordo per l´attuazione del percorso;
  • - 1 incontro di presentazione del progetto a tutti gli insegnanti coinvolti;
  • - 3 incontri con gli insegnanti referenti di ogni singola classe (iniziale, intermedio, conclusivo);
  • - 4 incontri laboratoriali con ogni gruppo classe;
  • - 2 incontri di confronto e informazione con il gruppo di genitori;
  • - 1 incontro congiunto genitori e figli

La sequenza degli incontri è articolata in modo da favorire la circolarità della comunicazione rispetto ai temi affrontati tra tutti gli attori coinvolti. I destinatari dell´intervento saranno facilitati nello scambiarsi opinioni ed informazioni, e saranno esplicitamente invitati a farlo.
Si prevede, per ogni istituto, di coinvolgere un numero massimo di 4 gruppi classe, da individuare di comune accordo con il corpo docenti.
Si tratta di un intervento sperimentale, che oltre ad offrire la realizzazione dei moduli di prevenzione, intende produrre un report che raccolga e rielabori le esperienze degli studenti, dei genitori, degli insegnanti e degli operatori nell´ottica di divulgarle ad un pubblico più esteso e di approfondire le conoscenze degli operatori (educatori, psicologi, insegnanti) rispetto alla preadolescenza intesa come fascia di età specifica e di incerta definizione.

I preadolescenti

Posted by admin on Giugno 6th, 2008

I preadolescenti e gli adulti di riferimento

La preadolescenza, o prima adolescenza, si situa temporalmente fra gli 11 e i 14 anni, coprendo indicativamente l’intero arco di frequenza delle scuole medie inferiori. Come ogni fase evolutiva, non è definibile univocamente ma varia per ogni ragazzo/a, chi entrandovi prima e chi dopo. Inoltre, segnando il passaggio fra l’infanzia e l’adolescenza (non si è più bambini e non si è ancora ragazzi), ha uno status ed una definizione sociale piuttosto incerta.

Si tratta di un’età caratterizzata da forti e significative novità che coinvolgono non solo il/la ragazzo/a ma l’intero contesto sociale in cui è inserito/a: dai cambiamenti evolutivi individuali (biologici, cognitivi ed emotivi), alle numerose transizioni di ruolo sociale (ad esempio il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media, la frequentazione di un gruppo di coetanei, l’inizio delle relazioni affettive), alla relazione con i propri genitori che cambia “colore” e registro.

E’ innanzitutto l’età dello “sviluppo fisico” e della pubertà, che vede l’accelerazione della crescita del corpo, il cambio della sua forma (più sinuoso per le femmine e più muscoloso per i maschi), lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (la voce, i peli, la barba) e la maturazione sessuale (identificabile con la prima mestruazione per le femmine e la prima eiaculazione per i maschi), che segna il passaggio ad un corpo pienamente sessuato. Questi numerosi e repentini cambiamenti hanno un notevole impatto sul mondo emotivo e sulla percezione che il/la ragazzo/a ha di sé, e sono all’origine di atteggiamenti di rifiuto o di negazione del proprio “nuovo corpo” e di sentimenti di vergogna e di paura di “essere fatto/a male”. In questa fase, diventa fondamentale la vicinanza di adulti di riferimento che sappiano osservare, riconoscere e restituire loro i cambiamenti che stanno vivendo come qualcosa di naturale/normale e di desiderabile/bello, che li proietta verso il mondo adulto. Accanto alle spiegazioni e alle chiacchiere sul funzionamento del proprio corpo - in particolare per quanto riguarda la sfera sessuale -, i preadolescenti hanno quindi bisogno di essere visti, accettati e benvoluti, in questa nuova veste, dai propri genitori, per poter a loro volta accettare una nuova immagine di sé, in continuità e cambiamento col recente passato di bambini.

Contemporaneamente, si assiste ad un’accelerazione del processo di “individuazione”, che consiste nella costruzione di un Sé separato dai propri genitori, cioè nella costruzione della propria identità personale, specifica e distinta. Durante la preadolescenza, costellata di ribellioni, contrasti e conflitti con i genitori, il/la ragazzo/a vive una profonda crisi di identità in cui viene meno l’identificazione automatica con i genitori, sentendosi più fragile ed insicuro/a (pur dietro atteggiamenti di ostentata sicurezza) e chiedendosi continuamente cosa gli stia capitando. Con il crescere delle proprie competenze cognitive ed emotive, il/la ragazzo/a inizia quindi a formarsi un’opinione personale sulle cose, ad esprimerla sempre più assertivamente ed a contestare quella degli adulti di riferimento, fino a rivendicare su alcuni argomenti una libertà di scelta personale. Sono tipici di questa età il desiderio e le richieste di autonomia, di “fare da sè” rispetto alla gestione dei propri impegni scolastici, della propria camera, dei soldi, della propria partecipazione o meno alle faccende domestiche, dei tempi e delle modalità di uscita con gli amici. Desiderio che va considerato come una spinta positiva a crescere, a sperimentarsi ed a diventare se stesso/a, trattandosi di un fondamentale compito dello sviluppo. Per un adulto di riferimento, accompagnare un preadolescente non significa dunque abdicare al proprio compito normativo e di contenimento (fondamentale per aiutarlo ad orientarsi, a gestire responsabilmente la propria libertà facendo i conti con i limiti personali e del mondo che lo circonda, e ad inserirvisi positivamente), bensì interpretarlo a partire dal rispetto per “l’individuo che si sta formando” davanti ai suoi occhi ed il suo desiderio di libertà, combinando il sostegno e l’accettazione, da una parte, al controllo ed alla richiesta di comportamenti maturi dall’altra. E’ auspicabile un ascolto curioso e divertito nei confronti di “chi sta diventando questo/a ragazzo/a?”, dei suoi nuovi atteggiamenti e comportamenti, dei suoi nuovi dilemmi, delle sue incertezze (prima di tutto su se stesso, essendo “in costruzione”), della sua fragilità ed ipersensibilità verso l’esterno, della sua altalena di emozioni (non ancora riconosciute né “addomesticate”, perlopiù amplificate dallo sviluppo fisico ed ormonale), per poterlo comprendere ed aiutarlo a comprendersi attraverso ciò che gli/le restituiamo di sé. Tali attenzioni favoriscono inoltre l’incontro e la comunicazione con il/la ragazzo/a preadolescente, ponendo le basi per un confronto maggiormente sereno ed una negoziazione delle autonomie su basi realistiche e non puramente rivendicative.

La preadolescenza è dunque l’età in cui il/ ragazzo/a si “affaccia sul mondo” sperimentando nuovi contesti e ruoli sociali “in solitudine”, allontanandosi cioè dalla “base sicura”2 rappresentata dai genitori, cioè da quel luogo di protezione presente fin dai primi anni di vita e che gli ha fornito, da bambino/a, una certa tranquillità di muoversi e di esplorare l’ambiente. In particolare, è nel passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie, che il ragazzo/a si sente maggiormente responsabilizzato rispetto al proprio andamento ed impegno scolastico, maggiormente solo (senza la presenza ideale dei genitori) davanti ai diversi professori, peraltro molto più numerosi ed in un rapporto di maggiore distanza. E’ sempre in questa età che si formano i primi gruppi di amici sulla base di preferenze e rapporti personalizzati, in cui proprio il gruppo di pari diventa un nuovo contesto relazionale in cui sperimentarsi ed un nuovo punto di riferimento a cui rifarsi, accanto e in opposizione a quello famigliare. E’ l’epoca dei primi innamoramenti, ammiccamenti e corteggiamenti, in cui ci si avvicina alle prime relazioni affettive fra desiderio di intimità e paura di perdere i confini con l’altro. Questo “allontanamento” dalla base sicura, o meglio, questo “andare nel mondo”, avviene gradualmente e a scatti, con un’alternanza di rapidi avanzamenti e brusche battute d’arresto: è insita infatti, in questo periodo, un’ambivalenza fra autonomia e dipendenza, fra il bisogno di ritagliarsi spazi propri in cui gli adulti di riferimento non entrino (la propria stanza, le confidenze con gli amici, ecc.) ed il bisogno di vicinanza e di sostegno da parte degli stessi (che scatta sopratutto quando il mondo esterno appare “ostile e complicato”); fra un sentimento di sé sovrastimato ed una bassa stima di sé e delle proprie capacità.

Tutte queste novità, come si è già accennato, comportano cambiamenti nella relazione genitori-figli e la necessità di stabilire nuovi equilibri, che vanno di pari passo con le esigenze di crescita dei figli e con le capacità di risposta dei genitori. Accompagnare un/una preadolescente significa attraversare con lui/lei questa età, con la consapevolezza che “poco resterà come prima”. Qui si collocano le fatiche dei genitori: accettare che proprio/a figlio/a, quello/a che si è generato, stia diventando sempre più se stesso/a e sempre più qualcosa di diverso/altro da sé, con opinioni, comportamenti ed espressioni differenti; accettare che proprio/a figlio/a si stia gradualmente allontanando dal mondo famigliare per prepararsi alla vita adulta e che quindi il ruolo genitoriale si stia ridimensionando (non ha più bisogno di quelle attenzioni e cure di quando era bambino, così gratificanti anche per chi le dona, ma di un sostegno più indiretto; non si ha più un’autorità incontestata, ma un’autorevolezza negoziata di continuo); accettare che proprio/a figlio/a stia “diventando grande” e che abbia quindi bisogno di spazi di privatezza, scegliendo ad esempio di cosa parlare e di cosa non parlare; accettare la continua altalena di vicinanza e lontananza di proprio/a figlio/a, e così via. Fatiche che si accompagnano a sentimenti di rabbia (per questo/a figlio/a che ora “volta faccia” e rifiuta ciò che gli si propone), di sopravvenuta inutilità (per questo figlio/a che ora “vuole fare da sé”), di impotenza (per questo figlio/a che ora fa valere le sue ragioni), quando non di vero e proprio smarrimento (”e adesso cosa faccio che non ha più bisogno di me come prima?”). Vissuti che è fondamentale poter dire e nominare, all’interno della coppia genitoriale e con altri genitori, prima di tutto per dar loro dignità, per poterli riconoscere, per neutralizzarne il potenziale distruttivo, per capire “cosa stia accadendo” nella relazione con il figlio/a e per intravedere, consapevoli dei propri limiti, strategie comunicative che restituiscano un senso, per sé e per il/la figlio/a, alla relazione genitoriale.