Valutazione

Posted by admin on Giugno 8th, 2008

Fin dalla sua genesi, Mind the Gap si è preoccupato di dotarsi di un solido impianto di valutazione che permettesse all’équipe multidisciplinare di leggere in itinere l’esperienza e di analizzarla per approntarne continui cambiamenti migliorativi e per adattare l’intervento alla specificità di quel particolare gruppo classe o gruppo genitori, così diverso da quelli precedenti.
Utilizzare diversi strumenti di valutazione, ha permesso all’équipe di modulare gli interventi a seconda delle esigenze e delle caratteristiche dei diversi gruppi con cui si è lavorato, flessibilità che rappresenta un importante fattore di efficacia degli stessi. Luogo e attore principe di valutazione, è stata l’équipe multidisciplinare, sia nelle riunioni settimanali che negli incontri mensili di supervisione, dove la presenza di un esperto esterno, ha permesso di ampliare le interpretazioni di alcuni eventi problematici ed il bagaglio di metodologie utilizzabili. Ancora più a monte, la collegialità dell’équipe, ha costruito un impianto di valutazione dei percorsi di prevenzione, coerente con gli obiettivi degli stessi.

Ogni percorso di prevenzione è quindi stato valutato utilizzando una serie di strumenti specifici, quali:

la griglia di valutazione delle dinamiche all’interno del gruppo classe, utile soprattutto dopo il primo incontro, che ha una maggior valenza osservativa, per individuare il tipo di relazioni presenti e modulare i setting (lavori individuali, piccoli gruppi – misti o di genere - , plenaria) e le tipologie (analisi di caso, simulate, brainstorming, facilitazioni della discussione) di attività;

il racconto di ogni singolo incontro nel gruppo classe o nel gruppo genitori, da parte dei due operatori referenti, al resto dell’èquipe multidisciplinare, sia oralmente durante le riunioni settimanali, sia attraverso report informatici;

i due incontri di verifica fra operatori ed insegnanti referenti, uno dopo il primo incontro nel gruppo classe per concordare le modalità di intervento, uno finale per una valutazione complessiva del percorso; l’incontro di valutazione finale con l’insegnante referente alla salute della scuola coinvolta, in cui valutare i ritorni (degli insegnanti, dei ragazzi e dei genitori), anche in vista di eventuali follow-up.

Accanto a questa valutazione, prevalentemente di processo, Mind the Gap si è dotato di alcuni strumenti di valutazione dell’efficacia dell’intervento presso i ragazzi e le ragazze coinvolte. Questo sforzo è stato motivato dal bisogno di ricevere dei ritorni rispetto a “ciò che resta dopo il nostro passaggio” per verificare la coerenza fra questi e gli obiettivi prefissati, e quindi per verificare l’adeguatezza delle metodologie e delle attività proposte. Più in generale, vista la scarsa considerazione di cui gode la prevenzione all’interno dell’impostazione e della cultura dei servizi e delle scuole, si è inteso anche contribuire a legittimare e a valorizzare le pratiche di educazione alla salute efficaci.

Mind the Gap ha declinato nel tempo l’obiettivo di prevenzione in una serie di risultati attesi più mirati, individuando quelle abilità considerate fattori di protezione specifici per i comportamenti a rischio in ambito sessuale e d’uso di sostanze. In particolare, il senso critico rispetto alle influenze esterne sulle opinioni ed i comportamenti individuali, la capacità di prendere decisioni nel e di fronte al gruppo di pari, la capacità di comunicare (nelle due direzioni, ascoltare e esprimere), la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. Inoltre, è stato considerato come fattore protettivo il clima delle relazioni in classe, sia con l’insegnante che con i compagni, e si è cercato coerentemente di favorire l’espressione e l’integrazione di tutti nel gruppo classe.

In due scuole, sono stati così pensati e proposti due temi agli alunni dei gruppi classe dell’intervento, uno ex-ante (prima dell’intervento), uno ex-post (dopo l’intervento) per verificare il punto di partenza e gli eventuali apprendimenti riportati dai ragazzi. In una scuola, si è invece ricercata la collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo dell’Università di Torino, per la realizzazione, somministrazione e analisi di un questionario ex-ante e ex-post, rivolto sia ai gruppi classe di intervento che a gruppi classe di controllo, per garantire una confrontabilità dei dati su basi scientifiche.

.. e con gli insegnanti

Posted by admin on Giugno 8th, 2008

La collaborazione con gli insegnanti delle scuole coinvolte dal progetto

La scuola è uno dei più importanti contesti per l’educazione e la formazione, in sintesi per lo sviluppo individuale e sociale. È proprio a scuola, da quella dell’infanzia in poi, quando è possibile, già dagli asili nido, che un bambino incontra quegli “altri” che non sono il suo nucleo familiare, cioè la società. Poiché, sicuramente accanto ad altre istituzioni ed altri operatori formali e informali, rappresenta, forse, il luogo più importante di apprendimento e socializzazione, è in questa sede, che si è scelto di proporre un progetto di educazione alla salute come “MIND the GAP!”.
La collaborazione con gli insegnanti, quindi, è stata molto importante affinché si riuscisse a svolgere al meglio il nostro lavoro all’interno delle classi. Come i genitori, anche se in misura diversa e con modalità altrettanto differenti, essi sono figure, adulte, che i ragazzi incontrano per buona parte del loro tempo e con le quali imparano a relazionarsi e ad attrezzarsi per diventare grandi: svolgono, quindi, un ruolo importante, accompagnando i ragazzi nel loro percorso di crescita. Per il fatto di avere una conoscenza approfondita delle classi e delle risorse presenti, si è cercato di condividere con loro il modulo proposto e di confrontarsi su questo, trovando, nella maggior parte dei casi, dei buoni alleati.
In questi due anni di progetto, è stata coinvolta circa una ventina di insegnanti, mediamente due referenti per classe, al fine di garantire una maggiore flessibilità di orario e la possibilità di un confronto adeguato.
In realtà, in molte classi, abbiamo condotto gli incontri di educazione alla salute in loro assenza, ritenendo così di garantire ai ragazzi una maggiore libertà di espressione sugli argomenti trattati (sessualità e sostanze) e una rassicurazione in più rispetto alla nostra astensione di giudizio sulle riflessioni ed i pensieri espressi durante le attività (anche in relazione alla possibilità di usare un linguaggio “colorito”).
In una scuola, tuttavia, abbiamo svolto gli incontri nelle classi in presenza dell’insegnante referente, su richiesta della direzione, che ha posto ciò come conditio sine qua non alla realizzazione del modulo. Nonostante le nostre perplessità iniziali, temevamo che facessero da sfondo gestendo unicamente la disciplina, non conoscendo a fondo il nostro metodo di conduzione, ci siamo resi conto che la loro presenza si è dimostrata interessante e utile, permettendo di analizzare insieme le attività degli incontri e definendo bene i ruoli da tenere in aula.
Il percorso nelle classi, in effetti, ha dato ai professori la possibilità di: mettersi in gioco con un ruolo differente da quello istituzionale, più libero dai vincoli dei programmi didattici; di “leggere” la classe in un modo nuovo e diverso dalla “norma”, cogliendo dinamiche relazionali non altrimenti osservabili se non attraverso le attività ludiche ed i cambiamenti di setting a queste annesse, riuscendo a cogliere i singoli alunni e non solo la classe intera; di proporsi ai ragazzi in modo differente, manifestando loro qualità e risorse prima sconosciute.
Inoltre, il fatto che, a volte, nelle scuole dove abbiamo realizzato gli incontri in assenza degli insegnanti referenti, gli alunni abbiano cercato o voluto il coinvolgimento di questi sulle attività svolte, ci ha portato a pensare che il rapporto costruito con la classe sia un elemento importante, portando a rivalutare la regola che ci siamo posti inizialmente, e, ancora, che tale relazione sia, in effetti, un aspetto fondamentale da considerare, affinché il lavoro sulle “abilità di vita” continui nel tempo.
La scuola - ed il rapporto con essa - è, infatti, uno dei fattori di protezione verso il non coinvolgimento in comportamenti a rischio, e ciò nasce anche da un buon rapporto con gli adulti di riferimento, quali sono gli insegnanti. Se esiste una buona relazione e se gli insegnanti continuano indirettamente a lavorare sulle life skills, valorizzando ciascun ragazzo e facendo lavorare le classi sulla gestione delle emozioni, sull’ascolto e sulla comunicazione, si permetterà ai ragazzi di farsi forti di quelle capacità apprese per affrontare le difficoltà ed i rischi di ogni giorno con maggiore consapevolezza e coraggio.
Il colloquio, informale o strutturato, è stato lo strumento principe del lavoro con gli insegnanti. È attraverso questo strumento che ci si è confrontati sull’osservazione della classe, che abbiamo condiviso il senso delle attività e che abbiamo valutato il percorso, rispetto sia ai contenuti sia alla metodologia utilizzata. A questi momenti di incontro abbiamo dato notevole importanza e, da questi, siamo sempre usciti con ulteriori spunti, possibilità di miglioramento rispetto alle attività e alle relazioni e anche con nuove strategie per risolvere le criticità emerse. Per questa ragione abbiamo dedicato almeno tre momenti di colloquio con gli insegnanti per ogni modulo realizzato: il primo successivamente al primo incontro di osservazione (per confrontarsi sulle differenti letture della classe e conoscerne le persone con difficoltà o le risorse in modo da integrarle al meglio); il secondo a metà del percorso (per un confronto sull’andamento delle attività); l’ultimo alla fine degli incontri (per una verifica comune).
In occasione della verifica finale abbiamo recuperato i rimandi dei ragazzi sul percorso e, soprattutto, abbiamo riflettuto con gli insegnanti sulla collaborazione tra operatori esterni e scuola, in particolare rispetto all’intervento di prevenzione del coinvolgimento nei comportamenti a rischio. Le considerazioni in merito a questo ultimo aspetto sono state mediamente buone: qualcuno ha chiesto un numero maggiore di colloqui (specie nella scuola in cui abbiamo lavorato in compresenza), forse per cercare di dare maggiori contributi e continuità alle attività, creando, così, uno “spazio” meglio definito; altri, invece, hanno rimarcato il fatto di aver lavorato bene insieme, dichiarando di voler continuare.
È, infine, a seguito della costruzione di buone relazioni e di una buona collaborazione, che abbiamo visto nascere una rete tra scuole e, conseguentemente, un dialogo tra insegnanti di scuole diverse.